Una storia d’amore lunga sei anni
Dopo sei anni si chiude l’avventura di Pantaleo Corvino al Lecce. Artefice, insieme al club, di quattro salvezze consecutive, il responsabile dell’area tecnica ha salutato con un commiato denso di emozioni: “Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d’amore”. E sui sogni: “Senza sogni non si può vivere. Io sognavo di fare il d.s. del Lecce, quel sogno si è avverato”.

I motivi dell’addio
“Oggi sono qui per spiegare perché questo sogno si sta interrompendo”, ha spiegato. Corvino ha ricordato l’investitura del presidente in un momento complesso e la scelta di accettare la sfida per riportare il club in salute. Poi la decisione: “Non sono più nelle condizioni di dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio. Non ho più le forze, le ultime le ho consumate nell’ultimo periodo”. Nessuna fuga in avanti: “Se l’avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio”. E un’immagine potente: “Il Lecce non può aspettare me. Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza: i cavalli di razza muoiono in pista”.

Sofferenza, sostenibilità e ferite aperte
Corvino ha rivendicato il percorso fatto tra campo e scrivania: “Le partite si vincono in campo e fuori”. E sulla sofferenza come cifra tecnica e identitaria: “Non ci si salva a febbraio o a marzo. Ho fatto il massimo per mantenere la sostenibilità del club”. Tra i momenti più duri, il ricordo di due lutti: “Dopo la morte di Astori a Firenze ho vissuto la perdita di Graziano Fiorita qui a Lecce. Lo consideravo come un figlio”. Un pensiero anche alla “squadra invisibile” dei dipendenti e un abbraccio ideale a Di Francesco, che non ha potuto salutare di persona.

Valori oltre la tecnica
“Ero convinto che i calciatori potessero conquistare la quarta salvezza di fila”, ha detto, rivendicando scelte calibrate sulle possibilità del club. L’esempio è Siebert: “Non giocava e si pensava che i cinque milioni fossero stati spesi male, poi ha dimostrato il suo valore”. Ma non tutto passa dai numeri: “Gli obiettivi non si conquistano solo coi valori tecnici. Trasmettiamo senso di appartenenza e rispetto per i tifosi. Non si arriva a una promozione e cinque salvezze solo con le spese, ma anche coi valori”.

Il saluto al Salento
“Saluto il Salento, il mio territorio”. Corvino riconosce di essere stato divisivo: ha portato idoli e, a volte, ha dovuto venderli. “Voglio che il Salento sia competitivo, conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer”. Un abbraccio ideale a tutti: “Anche a chi mi detesta”. E una rivendicazione di metodo: “Abbiamo preferito un modo artigianale, mentre il calcio oggi è quello degli algoritmi e della tecnologia”.

La reazione del presidente Sticchi Damiani
“Avrei voluto tenere questa conferenza a giugno 2028, scadenza naturale del contratto”, ha ammesso il presidente Saverio Sticchi Damiani. La chiamata dopo Lecce-Genoa ha cambiato il corso degli eventi: “A fronte della sua legittima stanchezza, arriva un punto in cui fisico, mente e famiglia dicono basta”. Il futuro è già qui: “Corvino mi lascia una patata bollente. Ma il percorso del Lecce va avanti: grazie a basi solide deve essere votato alla crescita”. Il nodo del nuovo d.s. verrà affrontato subito: “Ho provato a convincerlo a ripensarci. Da adesso lavoriamo seriamente per risolvere questo nodo. Cercheremo di fare la scelta giusta”.

Video conferenza stampa